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I dimenticati #4 - Die Form

di LUIGI PORTO

DIE FORM – Ad Infinitum


Die Form, al secolo Philippe Fichot, inizia le attività intorno al 1977 come una miscela di sperimentalismo dal taglio psicanalitico, elettronica morbosa e testi fortemente legati al mondo del sadomasochismo (sempre meglio le parole degli acronimi). Come accade in molti casi Die Form inizia incendiario, estremamente underground, per poi virare verso l'elettronica da pista – in questi casi non si sa quanto c'entri il profitto e quanto invece la naturale evoluzione della pratica compositiva, sta di fatto che dal 1984 in poi i Die Form diventano accessibili in (alcune) dancefloor. Nel 1991 esce Ad Infinitum per la Out of Line music: un lavoro lungo che rappresenta l'esatto "sweet spot" tra le suggestioni industrial dei dischi precedenti e la virata sempre più netta in direzione del ballabile da club che avverrà definitivamente nei tardi anni Novanta. Il disco, che si avvale della partecipazione della cantante e modella Eliane P., si caratterizza per la chiarezza della ricerca sonora del francese, che inscatola in loop ossessivi idee non musicali e frammenti inquietanti, riuscendo al contempo a mantenere, sotto la dittatura dei colpi di cassa (in quattro pochi, molti in tre o in due) tutto un mondo morbosissimo fatto di vocalizzi, frammenti di melodie, cluster armonici; roba non convenzionale ma che ha il pregio di insinuarsi nella mente dell'ascoltatore fin dal primo giro sul piatto, come certe allucinazioni uditive che si sentono un attimo prima di addormentarsi, o certe sillabe che girano in testa senza senso. Glottologia, fonetica musicale inscatolata, ossessioni sonore.


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*LUIGI PORTO

Montatore del suono per il cinema e compositore con una produzione che spazia tra avanguardia e popular music, vive e lavora a New York. Ha pubblicato album e lavori di sound art a suo nome e con diversi pseudonimi (www.luigiporto.com).

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ISSN 2611-5433

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