STEREOPSIA

Mostra personale di Renata Soro

DAL 10 AL 24 APRILE 2018

Organizzata in collaborazione con DiffèrArt e curata da Diego Ferrante, la mostra è un viaggio sensoriale all’interno del mondo dell’artista, in un clima di arresto e stati d’animo contrastanti che si fondono in una immagine unica ma spaesante. L’esposizione è accompagnata dalle musiche di Luigi Porto, compositore e sound designer italiano trapiantato negli States.

L'esposizione e il suo catalogo sono il primo progetto curatoriale targato Zetaesse.

SIANO I MIEI PENSIERI ANCORA

[Diego Ferrante]

ESTRATTO TRATTO DAL CATALOGO "STEREOPSIA" 

In un’opera d’arte i segni che la compongono e le numerose cancellature esigono che nulla sia disturbato. Al suo interno è da sempre inscritta un’assenza, un malinconico senso di perdita cui non ci si può sottrarre. Eppure, all’appuntamento dei pensieri con la memoria, ci piace immaginare che quella traccia visibile possa guidare il nostro sguardo e far cogliere tutta la realtà nella sua interezza. È forse per questo motivo che fissiamo un quadro come fossimo in veglia, attenti e distratti perché la notte non vada persa.

La ricerca artistica di Renata Soro ha sviluppato nel corso degli anni una pittura in cui il realismo dei soggetti affonda in un clima di arresto e stati d’animo contrastanti. L’eleganza dei dettagli, i primi piani, una paletta cromatica di pochi colori e toni desaturati. Le sue opere sono spesso ritratti femminili immersi in uno spazio silenzioso, in una grande solitudine cui si legano senza sottrarsi. Ne emerge una figurazione densa, in apnea, accentuata dallo sfondo spoglio e astratto in cui le figure sono avvolte. La realtà è impregnata da un senso di attesa e differimento, c’è un equilibrio che appare perfetto e non presume decisioni di sorta. Con una selezione delle opere realizzate negli ultimi anni, Stereopsia permette di percorrere i temi salienti della ricerca di Soro, e approfondire la ricorsività di alcune atmosfere e di certe inquietudini. Al centro del percorso espositivo si colloca il tema dello sguardo e dell’incomunicabilità, entrambi affrontati attraverso un’indagine attenta del volto e del linguaggio del corpo. Quale esigenza sostiene i lavori? Quale realtà rivelano? Quali strumenti per rappresentarla?

[...] Prima dei ritratti, alla loro base, ci sono spesso delle fotografie scattate e poi scartate dall’artista ad adulti e bambini che hanno posato per lei. Si tratta di scatti personali o dallo scarso valore artistico che attraverso la pittura assumono un nuovo significato, facendo così emergere connessioni inaspettate o ricordi andati perduti. L’utilizzo di questo archivio fotografico nel processo creativo potrebbe far credere che la verosimiglianza sia un aspetto caratterizzante del linguaggio artistico di Soro, ma i ritratti hanno un’indole più introspettiva e possiedono una forte astrazione: nelle fotografie tradotte in pittura vi si insinua sempre qualcosa d’altro, un’intrusione o un’impurità che l’osservatore non riesce a cogliere con precisione. I segni dei pennelli sono leggerissimi e della polvere sembra essersi posata tra i colori. Si producono sottili sovrapposizioni e sfocature, elementi che appaiono secondari, ma che hanno un impatto decisivo per l’atmosfera dei dipinti. [...] “Se il ritratto è fatto per conservare l’immagine in assenza della persona”, dichiara l’artista, “potrei dire che i miei ritratti conservano più che l’aspetto fisico, quello psicologico, dove possono confluire aspetti contrastanti come maschile-femminile, innocenza-ambiguità, attrazione-repulsione”. Una visione binoculare, stereoscopica per l’appunto, dove due immagini diverse si ricongiungono in una nuova immagine complessa.

Zetaesse

ISSN 2611-5433

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