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Il grado zero della scrittura asemica

di FEDERICO FEDERICI



Federico Federici 18-40 Kev Mosaic

Il testo asemico sembra confidare in una sorta di chiaroveggenza del lettore per svelare il proprio significato e contrastare la malinconica contemplazione della sua perdita apparente. Per questa ragione, l'approccio asemico può apparire una radicale indagine concettuale, che punta alla natura stessa del linguaggio e ai suoi rapporti con la realtà, sfidandone i contorni in un continuo mimetismo con le forme note, rendendo sistematica la falsificazione testuale.

Pur riconoscendo nella scrittura il punto di partenza, lo scrittore asemico si pone in bilico tra pura letteratura e arte visiva, spesso preferendo i tratti originali e innati di un manoscritto ad approcci testuali più convenzionali: ogni punto, ogni macchia, persino ogni bit in un’immagine digitale possono caricarsi di una notazione quasi alfabetica. Come un trafficante sulla frontiera sorvegliata del significato, egli contrabbanda schemi segreti, riservati, bozze, copioni, schizzi.

All’inaridirsi dei codici da cui attingere, il linguaggio risponde reinventandosi nella forgia che accomuna forma e significato. Venendo meno lo scrittore nel ruolo di deus ex machina, il lettore/spettatore perde un punto di riferimento consolidato e, come di fronte a un atto giudiziario in cui «La place que le mot y occupe est une place nette. L'ambiguité du Droit tient sans doute à l'interprétation du texte; à l'esprit et non à la lettre» [Marcel Broodthaers, Art poétique in Broodthaers, (ed. B. H. D. Buchloh), Cambridge 1987, p. 16], deve riguadagnare la libertà della pura immaginazione per dare del testo un’interpretazione non riduttiva, non limitata allo sterile recupero di dati noti, ancor più dove tutte le convenzioni sono state erose.



Con queste premesse, alcuni hanno iniziato a chiedersi se la pratica asemica si possa assimilare a uno stato fondamentale, un grado zero del linguaggio, in cui il significato è temporaneamente sospeso e la parola si decanta nell’offuscamento di una rete di segni alquanto arbitrari. Non si dovrebbe, viceversa, affermare, parafrasando Heisenberg, che mentre un testo tradizionale può essere completamente spogliato del proprio significato, altrettanto non può dirsi di uno asemico, che tende invece sempre a significare nel profondo? Quando tutti gli accordi testuali sono sovvertiti e l’intera pagina è ricoperta di elementi residuali, raggruppati o sparsi secondo uno schema non immediatamente esplicito, o consta di frammenti slegati, l’intero significato si riassorbe nel vuoto stesso della decostruzione.


Antiche e più recenti esperienze di scrittura hanno tentato di aggirare l’ostacolo caricando il linguaggio di eccessivi risvolti concettuali, col risultato di innescare aspettative poi disattese:

«[...] it is very difficult to modify our language [...], for words can only describe things of which we can form mental pictures, and this ability, too, is a result of daily experience. [...]; for visualisation, however, we must content ourselves with [...] incomplete analogies»

[Werner Heisenberg, The Physical Principles of the Quantum Theory, transl. Eng. C. Eckhart, F. C. Hoyt, Chicago 1930, p. 10].

Nel copione asemico, viceversa, segni e significati tendono a essere rimpiazzati dalla pura nozione di asemicità, nella quale la scrittura stessa diventa un’esitazione di significato. Dopo tutto, all’unificazione dei concetti di spazio e tempo, più di un secolo fa, non sono seguiti leggeri aggiustamenti della Fisica Classica, ma una riformulazione dell’intero paradigma geometrico dell’Universo. Allo stesso modo, la scrittura asemica può essere indicata come l’atto estremo che abbatte l’ultima barriera, restituendo potenzialmente le forme più tradizionali di scrittura alla pienezza del loro significato.


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*FEDERICO FEDERICI

Federico Federici vive e lavora tra l'Appennino ligure e Berlino. Il suo ultimo lavoro nell'ambito della scrittura asemica è Liner notes for a Pithecanthropus Erectus sketchbook, prefazione di SJ Fowler (2018). Con l'ambiente sonoro Brief aus Treblinka partecipa all'installazione “res.o.nant” di Mischa Kuball, presso il Museo Ebraico di Berlino (2018-2019).

federicofederici.net

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ISSN 2611-5433

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