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  • Immagine del redattoreZetaesse

Notturno

di ALESSANDRA MASCARUCCI


Fotografia dal progetto "Notturno" di Alessandra Mascarucci, Zetaesse, Radici


"Percepire significa impegnare d’un sol tratto un avvenire

di esperienze in un presente che a rigore non lo garantisce mai,

significa credere a un mondo"

[Merleau-Ponty, “Fenomenologia della percezione”]



Per muoversi al buio il corpo ha bisogno di una pausa che gli permetta di reinventare le sue coordinate e in questo frangente gli oggetti possono cambiare nomi, dimensioni, sentimento. Ciò che sappiamo di loro può rivelarsi obsoleto, perché di notte si dipanano scenari inattesi che sorprendono o fanno paura come quando va via la luce, perdiamo la vista o il controllo. Lo spazio prende il sopravvento sul tempo e, in qualche modo, diventiamo oggetti tra altri oggetti.





Nell’omonimo romanzo di Robert Walser, Jakob von Gunten scappa dalla famiglia benestante per iscriversi all’istituto Benjamenta, una scuole dove gli studenti imparano a servire per diventare ottimi domestici e maggiordomi. Per Jakob servire significa sottrarsi alla vita e ai suoi paradossi, lavorare senza rumore per diventare un “magnifico zero”, uno spazio bianco, rotondo come una palla. Attraverso gli occhi di Jakob, Walser lascia che i nostri occhi si soffermino sulla vita sparpagliata, su avvenimenti minuscoli e trascurabili. I pensieri si fanno più radi e perdono importanza.


"Ho rispetto solo per le esperienze, e queste, di regola, sono perfettamente indipendenti da ogni pensiero, da ogni confronto. Così, per esempio, apprezzo il modo in cui apro una porta. È un’azione che contiene più vita riposta di qualsiasi domanda."


Fotografia dal progetto "Notturno" di Alessandra Mascarucci, Zetaesse, Radici


Nelle fotografie di Alessandra Mascarucci di queste notti ideali non c'è traccia, forse solo delle scorie, che obbligano chi le osserva a rinnovare i suoi punti di appoggio e restare in ascolto di una crepa sul muro, di una pianta spontanea, di chi conclude la giornata con le con le stesse parole della precedente.

Ogni immagine del progetto è stata scattata dal chiuso di un’automobile, su strade per lo più poco illuminate, con l’intento di rinunciare al racconto e mappare nuovamente luoghi familiari, cose che i nostri occhi hanno visto e vedranno per chissà quanto tempo ancora. Di notte lo sguardo trova dimora in un terreno nuovo, abbandona ricordi e anticipazioni fino a modificare il nostro rapporto abituale col mondo.







*ALESSANDRA MASCARUCCI

Nata a Caserta nel 1994, sta concludendo un biennio in fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Le fotografie qui presentate sono parte di un progetto realizzato nel 2019 in occasione della tesi di laurea triennale.

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