Carte d'imbarco #14
- 3 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
di MARTINA-CHIARA BIAGI
THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE
Raye

Viviamo in un mondo di piazze che sembrano sempre più vuote e combattere questo senso di solitudine non è sempre facile. La realtà patinata del digitale relega le emozioni più complesse da superare in una dimensione isolata e circondata da un senso di vergogna.
Nel nuovo album di Raye, quasi più teatrale che semplicemente musicale, mi è sembrato di trovare una perfetta trasposizione di quella sensazione che Hector in “The History Boys” descrive più o meno così: quando leggiamo e troviamo qualcuno che prova quelle stesse emozioni che credevamo più intime, è come se una mano uscisse dalle pagine e stringesse la nostra, dicendo «Non sei solo».
Così Raye ci prende per mano e, con uno stile in continuo cambiamento, passando dalla musica gospel e dalle composizioni d'autore a un flow serratissimo combinato con ritmi tipicamente jazz, ci fa attraversare le quattro stagioni di questo album, che rappresenta perfettamente l'altalena di emozioni che la vita può imporci di vivere. Tra un pezzo ritmato, una ballad sull'amore perduto e tracce orchestrali che accompagnano racconti di dolore, Raye crea armonia tra stili che sembrerebbero non poter coesistere ma che, di fatto, descrivono ciò che è la vita: un continuo intreccio di ritmi sincopati e melodie più morbide sulle quali ci ritroviamo a ballare.
C'è una qualità emotiva allo stato più grezzo nei suoi testi, che parlano all'ascoltatore senza filtri. This Music May Contain Hope è un album che espone gli angoli più intimi della solitudine e dell’insicurezza, aggrediti dal giudizio del mondo moderno che l’autrice descrive proprio come “wicked” – ahimè questa volta privo di canzoni adattate per Ariana Grande –, un mondo che sussurra perfidamente di chiudere il becco e non provarci nemmeno. L’opera di Raye esalta le fragilità emotive umane, che questa società tenta così spesso di seppellire, rivendicando al contempo il potere della resilienza perché anche Raye vuole “disfarsi della solitudine che la aspetta in salotto” ed “essere libera da ogni dolore e paura” e l’unica soluzione a una vita che non è facile, per nessuno, è non arrendersi perché se anche “la tristezza persiste, la luce si spande al mattino e la nostra natura è provare gioia”.
La sensazione che si prova ascoltando l'album per la prima volta è di una vicinanza emotiva con l'autrice, che espone volontariamente le proprie debolezze e diventa automaticamente uno specchio in cui riflettersi. L'autodenigrazione che a volte ci assale davanti allo specchio suona come un pezzo da cabaret; il dolore di una separazione scivola nelle orecchie accompagnato da un’orchestra jazz; la dolcezza delle voci dei familiari che predicano la perseveranza oltre le difficoltà si intreccia con il tremore della voce che accoglie la sofferenza e riconosce che essere umani significa sentire, soprattutto il dolore, ma mai soltanto quello.
Così, tra pezzi teatrali gospel e soul e canzoni contaminate tra jazz e pop, Raye mi ha fatto sentire meno sola.
Spero che questo album possa riempire quei vuoti che potreste incontrare lungo il cammino.
Buon ascolto.
*MARTINA-CHIARA BIAGI
Secondo la classificazione linneana moderna:
Specie: Donna sapiens
Genere: Toscana
Famiglia: Biagi (XIV sec.)
Ordine: biologi molecolari (senza esame di stato, per ora)
Classe: 1997
Phylum: Esseri umani curiosi
Regno: Pianeta Terra
Dominio: Non escludo l'ipotesi di una dominazione aliena in corso






